Con la Direttiva UE 2024/1226 l’Unione Europea ha apportato modifiche che rendono essenziale rafforzare i sistemi di export control per tutte le aziende che producono, esportano o operano con prodotti che hanno un’applicazione civile ma possono avere anche un utilizzo in campo militare e, pertanto, il loro trasferimento all’estero può essere sottoposto a restrizione.
In particolare, è fondamentale adottare un approccio proattivo e sistematico che tenga conto sia dell’evoluzione normativa sia delle responsabilità operative e organizzative previste dal quadro europeo e nazionale.
Tali procedure costituiscono il nucleo del Programma Interno di Conformità (Internal Compliance Program – ICP) e rappresentano uno strumento essenziale per dimostrare alle autorità competenti l’adeguatezza del sistema di controllo aziendale.
Ricordiamo che in Italia è stato pubblicato lo scorso dicembre il Decreto Legislativo n. 211 (che recepisce la Direttiva UE 2024/1226) che introduce una disciplina penale armonizzata per le violazioni delle misure restrittive dell’Unione Europea (c.d. EU restrictive measures), tra cui sanzioni, divieti di esportazione e importazione, congelamento di fondi e restrizioni finanziarie.
Questo intervento rappresenta un cambiamento significativo, poiché rafforza il profilo sanzionatorio e incide direttamente sui modelli di governance e di controllo interno delle imprese che operano a livello internazionale.
Sebbene il decreto non modifichi la disciplina dei beni dual use, esso ha un impatto concreto sull’export control. Molte misure restrittive UE includono infatti divieti o limitazioni all’esportazione di beni e tecnologie, talvolta anche non dual use.
Uno degli aspetti più rilevanti del Decreto riguarda il coinvolgimento della responsabilità delle imprese ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Queste disposizioni rendono indispensabile dimostrare l’esistenza e l’effettiva attuazione di procedure di export compliance, di controlli su clienti, fornitori e destinatari finali, di sistemi di escalation e gestione delle “red flags” e formazione adeguata del personale.
Un Internal Compliance Program (ICP) ben strutturato diventa così un elemento difensivo fondamentale per le imprese, sia in termini operativi sia legali, le quali, adottando questo specifico Modello Organizzativo riducono sensibilmente il rischio di violazioni sanzionate penalmente, rafforza il sistema di controllo di gestione aziendale ed al contempo migliora le performances aziendali.
L’incontro, che si avvarrà della collaborazione dell’avvocato Antonio de Capoa, vuole approfondire e illustrare alle imprese le seguenti tematiche:
- Panoramica sulle limitazioni al commercio a livello globale.
- Il concetto di “Export Control Compliance”.
- Gli obiettivi della normativa e delle linee guida internazionali e della UE in materia di “Export Control”.
- I contenuti del Regolamento 2003/2025 e del D.Lgs 211/2025.
- Scopi e funzioni del Programma Interno di Conformità.
- La formazione e la sensibilizzazione in materia di “Export Control”.
- I controlli soggettivi ed oggettivi.
- Le “Bandierine Rosse”.
- Interfacciamento tra PIC e Modello organizzativo ex legge 231.
- Il rapporto tra normativa tecnica e quella in materia di “Export Control”.
- Le cautele contrattuali da adottare in materia di “Export Control” nell’attuale contesto internazionale.
- Il concetto di forza maggiore che deve essere aggiornato e rivisto.
Si avvisano sin d'ora i partecipanti che l'incontro sarà registrato.
Programma
11:00 - Saluti e introduzione ai lavori
avv Silvia Margaria _ Confindustria Reggio Emilia
11:10 - Inizio lavori
avv Antonio de Capoa _ Studio Legale de Capoa
12:15 - Risposte ai quesiti
12:30 - Termine lavori
A chi rivolgersi